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PROTEO BERGAMO

associazione culturale no profit
PROmozione Tecnologie Esperienze Organizzazione

24122 - Bergamo - Via Garibaldi 3
tel. 035.3594380, fax 035.3594459

E-Mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   -  Provider ECM Nazionale 1519

 

In collaborazione con

Studio dott. Antonio Techel

Bergamo

 

L’uso dello scarabocchio nel lavoro clinico

Seminario di formazione
gennaio – settembre 2015

 Evento ECM RES 1519  
(in fase di accreditamento, crediti previsti 27)
per le figure professionali di medico chirurgo e psicologo
Responsabile scientifico: Antonio Techel
Docente: Antonella Pendezzini

 

Il seminario di formazione sul metodo diagnostico e terapeutico dello scarabocchio intende approfondire l’uso di uno strumento che, come sostiene Ferro, si pone come “un punto di arrivo del proto-mentale e un punto di partenza da esso”. Attraverso le sue linee tracciate in assenza di memoria e di desiderio, lo scarabocchio rappresenta un pre-testo narrativo per storie da raccontare e per un dialogo intrapsichico che può “dare speranza e percorribilità a sentieri di vita interrotti e aprirne altri del tutto imprevedibili”. (Antonino Ferro)

 

Lo scarabocchio: ponte tra processo primario e processo secondario

L’immagine della nostra individualità più profonda è inconscia e si può incontrare solo scardinando l’ordine razionale e sostituendo al pensiero logico della causa-effetto un pensiero fatto di sensazioni, odori, suoni, movimenti, immagini, fatto di elementi insaturi, come nel processo primario. Occhi chiusi, mano sinistra, tratto libero: un gesto carico di memoria affettiva sulla scia del movimento fetale e nascono linee oblique, diritte, capricciose, armoniche, linee che si incontrano e che si lasciano secondo un pensiero libero che si permette di saltare da un tratto all’altro, eludendo la sorveglianza del processo secondario razionale che racchiude la verità in spazi prevedibili e ripetitivi. E’ il processo primario che vive di continuità e rappresenta una relazione simbiotica immaginaria con il foglio bianco. Solo successivamente interviene il processo secondario necessario per individuare una forma, dare un nome. All’interno del labirinto emerge infatti una figura, appare una forma di senso compiuto mai vista prima. E su questa forma il processo secondario costruisce un significato e poi una storia che rimandano a un’emozione, a un affetto spesso sepolti e che possono rappresentare il nucleo di una prima linea interpretativa.

Lo scarabocchio come tripartizione dello spazio - tempo

Tre scarabocchi, disegnali su tre fogli diversi messi l’uno accanto all’altro per costruire un dialogo tra passato, presente e futuro e tra gli oggetti interni e gli oggetti del mondo esterno attraverso una rappresentazione visiva delle loro relazioni. Il passato, con il suo carico di nostalgia, perdila o desiderio di lasciare un’identità di cui ci si vuole spogliare, lascia tracce nel presente che delinea la dimensione più attuale dell’oggetto vissuto. Il futuro rappresenta una richiesta trasformativa e la dinamica verso una realizzazione futura. Gli scarabocchi non sottostanno a un’unica linea interpretativa; possono essere riorganizzati più volte e quello che prima era il passato nel nuovo racconto può diventare il presente e poi il futuro, in uno scambio dinamico che può far nascere storie pluriverse tese a far emergere un’identità a più dimensioni.

Lo scarabocchio come occasione di dialogo interpsichico e intrapsichico

Come un’opera d’arte inventa relazioni di mondi immaginari che creano nuovi campi generativi di significati diversi, così lo scarabocchio in seduta, con il suo potenziale immaginativo, può permettere, nella relazione tra paziente e terapeuta, un incontro tra forme diverse e plurime di sentire, di immaginare. L’ incessante scambio creativo dà origine e forma alla rèverie e al contro­transfert e permette di co-creare spazi mentali immaginari che nascono dalla continua intersezione di pensieri onirici della veglia. La forma nata dallo scarabocchio del paziente guarda l’analista, ed è una dimensione del suo volto quella che guarda, e l’analista può intessere con lo scarabocchio - sguardo del paziente qualcosa di vivo, di interessato al dialogo associativo. Accompagnato da questo contenimento empalico, il paziente può cominciare ad utilizzare lo scarabocchio anche fuori dalla seduta, quando situazioni conflittuali interne lo preoccupano e sente la necessità di un dialogo intrapsichico che dia spazio a tutte le voci che lo agitano, a tutte le immagini che lo catturano per intrecciarle in una storia che, nel suo dipanarsi, diventa essa stessa un contenitore. Così può scarabocchiare la sera, o la notte, se emozioni e pensieri aggrovigliati impediscono il sonno.

 

 

Calendario 2015
17 gennaio, 21 febbraio, 14 marzo, 11 aprile, 9 maggio, 19 settembre
Ore: 8,30-11.30

 

Sede
Studio dott. Antonio Techel Via Montello, 11 - Bergamo Tel. 035 342281 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Costo
220 € da versare sul c/c intestato a:
Associazione PROTEO - Via Garibaldi, 3 - 24122 Bergamo
Banca PROSSIMA Filiale di Milano
Codice IBAN IT 50 W033 5901 6001 0000 0128 696

 

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Studio dott. Antonio Techel

Bergamo

 

L’uso dello scarabocchio nel lavoro clinico

Seminario di formazione
gennaio – novembre 2016

 Evento ECM RES 1519 
(in fase di accreditamento, crediti previsti 39)
per le figure professionali di medico chirurgo e psicologo
Responsabile scientifico: Antonio Techel
Docente: Antonella Pendezzini

 

Che cos’è lo Scarabocchio? “È difficile spiegare come da un gesto così semplice, come è quello di tracciare degli scarabocchi, a occhi chiusi, dove la mano va… la testa possa elaborare poi… perché non è difficoltoso identificare i disegni: io guardo l’immagine e posso vederci quello che voglio… è la mia fantasia che va. E poi tutto quello che si muove dentro quando si elabora la storia… sono parole che escono, ma non sono pensate; il disegno viene dalla mano e io non la controllo, non mi interessa che le linee si intersechino o meno… la mia mano va. È come quando apri un vaso ed esce fuori tutto. È la scintilla, mi basta solo la scintilla e poi, senza neanche riflettere, la storia esce. Montagne russe! Secondo me ha questo andamento lo Scarabocchio. Ed è bello il momento della discesa perché è lì che uno non pensa… è talmente veloce che uno non riesce neanche a capire bene che cosa sta succedendo.” (Una paziente)

 

Lo scarabocchio come strumento psicodiagnostico
16 gennaio 2016 ore 8,30 – 12,30 ; 20 febbraio, 12 marzo 2016 ore 8,30 – 11,30

Nell’inquadramento clinico psico-diagnostico, l’utilizzo dello Scarabocchio accanto a test proiettivi quali: test carta-matita, Blacky pictures, Sceno test, Rorschach e T. A. T permette al paziente di creare, partendo solo ed esclusivamente da sé. Non vengono somministrate tavole precostituite, non si danno consegne riguardanti il cosa disegnare o materiali particolari e selezionati con i quali creare. Lo Scarabocchio permette l’emergere di tematiche, conflittualità e risorse tipiche del paziente che, nel rappresentare graficamente e nell’inventare storie, parla un proprio “linguaggio specifico” fatto di immagini tradotte in parole, storie, ambienti, intrecci e vicende che permettono di rivivere una dinamica interna profonda, a volte faticosa, che fino all’emergere del sintomo non aveva trovato possibilità di manifestarsi in tutta la sua crudeltà e potenza. Tradurre il sintomo in un “linguaggio altro” fatto di colori, immagini, parole ed emozioni è ciò che permette di poterne parlare e apre la via ad altre mille narrazioni possibili che piano piano possono portare al cambiamento; lo scarabocchio è un romanzo che non ha mai un finale ma che mette in gioco personaggi sempre più complessi e completi che danno origine a dialoghi interminabili. Spesso, inoltre, le restituzioni delle valutazioni psicodiagnostiche sono faticose, poco chiare, ricche di troppi termini psicologici difficili da comprendere da parte del paziente e, se si tratta di un minore, da parte dei genitori. Utilizzare la storia emersa dallo Scarabocchio aiuta a parlare un linguaggio condiviso, fatto di immagini e di simboli molto più facilmente fruibili perché appartengono al mondo interno del paziente.

 

Lo scarabocchio come strumento psicoterapico
2 aprile, 21 maggio 2016 ore 8,30 – 11,30

A livello psicoterapico, lo Scarabocchio rivela la sua efficacia come strumento che può offrire un sollievo immediato. Disegnare, colorare, in qualche modo “regredire” ad una dimensione infantile permette alla persona di distendersi, rilassarsi, concentrandosi sul qui e ora. Lo Scarabocchio appassiona, diverte, rende il paziente attivo (dato che è il creatore originale del disegno e dei colori) oltre che permettergli di interrogarsi sul senso sorprendente e ricorsivo di alcuni contenuti e temi che emergono dal suo mondo interno.
Lo Scarabocchio rappresenta inoltre una metodologia utile per l’esperienza di “defusione” dalle emozioni troppo coinvolgenti.. Nella pratica psicoterapica breve degli stati ansiosi e quando le emozioni traumatiche sono particolarmente invasive, diventa prioritario aiutare il paziente a prendere una sufficiente distanza da paura, tristezza, rabbia per mettere meglio a fuoco quanto gli sta succedendo. Lo Scarabocchio permette di avvicinare il mondo interno, creando una distanza di sicurezza e di sollievo che garantisce un esame più realistico del problema del paziente.

 

Lo scarabocchio come strumento psicoanalitico
17 settembre, 15 ottobre 2016 ore 8,30 – 11,30; 19 novembre 2016 ore 8,30 – 12,30

A livello psicoanalitico, lo Scarabocchio aiuta a gestire gli intensi contenuti emotivi che il paziente spesso tende ad agire e a scaricare a livello motorio. Con lo Scarabocchio è possibile sviluppare un contenitore più forte e mettere in narrazione ciò che è primitivo, trasformando gli elementi agiti ed espulsi in qualcosa di pensato e pensabile. Con le storie create si può dare forma e significato a elementi impliciti che, stagliandosi dallo sfondo dello Scarabocchio, delineano ciò che prima era incomprensibile e senza nome.
La griglia procedurale è sempre in divenire e aperta a nuove intuizioni e contributi, ma si snoda in questo modo: dopo aver scarabocchiato e aver trovato i contenuti del disegno, il paziente si abbandona alle proprie associazioni, ai ricordi, alle fantasie, alle quali possono alternarsi osservazioni e associazioni dell’analista. Il dialogo struttura un campo bipersonale nel quale avvengono i fenomeni abituali e centrali della relazione analitica; si tratta di una co-costruzione a partire dalle associazioni e dagli scambi verbali ed emozionali in seduta, ma talvolta è una costruzione solitaria, costruita dal paziente a casa, come se avesse raccontato una storia al proprio bambino interno per fargli compagnia e calmarlo quando si sente solo.
Il percorso analitico si apre così a un mondo di possibilità curative “perché qualunque dolore può essere sopportato se si traduce in una storia” (K. Brixen)

 

 

Calendario 2015

16 gennaio, ore 8,30-12,30
20 febbraio, 12 marzo, ore 8,30-11,30
2 aprile, 21 maggio, ore 8,30-11,30
17 settembre, 15 ottobre ore 8,30-11,30
19 novembre ore 8,30-12,30

 

Sede
Studio dott. Antonio Techel Via Montello, 11 - Bergamo Tel. 035 342281 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Costo
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Studio dott. Antonio Techel

Bergamo

 

L’uso dello scarabocchio nel lavoro clinico

Seminario di formazione
gennaio – novembre 2017

 Evento ECM RES 1519 
(in fase di accreditamento, crediti previsti 39)
per le figure professionali di medico chirurgo e psicologo
Responsabile scientifico: 
Antonella Pendezzini
Docente: Antonio Techel

 

Il percorso formativo e di ricerca sullo Scarabocchio sviluppa la propria attività in diverse aree.

Da alcuni anni infatti lo Scarabocchio viene utilizzato nell’inquadramento clinico–psico–diagnostico accanto a test proiettivi quali: test carta-matita, Blacky pictures, Sceno test, Rorschach e T. A. T. permettendo al paziente di creare, partendo esclusivamente da sé, per raccontare poi una storia che parla un linguaggio fatto di immagini, emozioni, colori, simboli che appartengono al mondo interno del paziente, un linguaggio che può essere  condiviso.

Come strumento psicoterapico e psicoanalitico lo Scarabocchio accompagna il lavoro con bambini, adolescenti e adulti, dando forma e significato a elementi impliciti che, stagliandosi dallo sfondo, riescono ad avere un nome.

Nella terapia di coppia lo Scarabocchio rappresenta la possibilità di abbandonarsi ciascuno ai propri ricordi e alle proprie fantasie e associazioni per costruire un dialogo sincero, libero dalla severità del giudizio reciproco.

 

Lo scarabocchio come tecnica e arte: mano sinistra, occhi chiusi

14 gennaio 2017 ore 8,30 – 12,30; 18 febbraio 2017 ore 8,30 – 11,30

Scarabocchiare con la mano sinistra

Nello Scarabocchio la mano lascia una traccia di sé sul foglio bianco e lo Scarabocchio diventa l’ordito e la trama per tessere una narrazione dell’identità psicocorporea. L’utilizzo della mano sinistra, con le sue afferenze all’emisfero destro del cervello, agevola l’accesso ad una memoria implicita e corporea stratificatasi nei primi anni di vita e tuttora in evoluzione... È l’emisfero destro del cervello, le cui aree di specializzazione sono le immagini, le emozioni e i ricordi personali che ci fa provare una sensazione viscerale, “di pancia”, o una “viva sensazione” che viene dal profondo del cuore.

Chiudere gli occhi

Chiudere gli occhi mentre si scarabocchia. È il farsi ciechi, come dire: “Chiudi gli occhi e rinuncia al controllo!”. È il lasciarsi andare al proprio mondo interno, il lasciare la sicurezza della vista e permettere alla mano di muoversi senza l’ordine logico e razionale di un disegno pre-pensato. Le reazioni emotive a questo invito sono diverse e possono riguardare il senso di vergogna, di paura, di fatica a rinunciare al controllo tanto da… fare un disegno al posto dello scarabocchio. Oppure di fiducia e di accettazione ad entrare in se stessi e spontaneamente lasciare che la mano faccia il suo corso e il suo viaggio sul foglio, prendendo come unico appoggio e riferimento la matita... che nel movimento crea lo spazio dove depositare le tracce di un linguaggio del sé.

 

La storia: il lavoro di integrazione delle parti

11 marzo, 13 maggio, 10 giugno 2017 ore 8,30 – 11,30             

"Apro gli occhi e mi penso, ed ho in mente me"

Cosa vedo quando apro gli occhi? O meglio, chi vedo? Dall’informe groviglio di linee emergono e prendono corpo, attraverso un lavoro associativo e proiettivo, delle immagini. E spesso la scoperta di queste immagini è accompagnata dallo stupore, dalla meraviglia, o anche dalla paura. “Ma l’ho fatto veramente io? ”. Le immagini dello Scarabocchio colgono di sorpresa e in modo inaspettato, permettono di vedersi e, se si regge la visione, di riuscire attraverso quelle immagini a pensare insieme, paziente e terapeuta,  pensieri ancora non pensati.

Gli scarabocchi proposti sono tre, così che il paziente possa costruire una storia. E il raccontare una storia mette in dialogo l’emisfero destro con il sinistro favorendo una prima integrazione delle parti del sé.  È un momento importante di questa τέχνη; non si tratta di semplici racconti. Il processo di costruzione di una storia è il prototipo del processo necessario per costruire la propria identità psicocorporea integrata.

 

L’analista come medium sensoriale e co-creatore di significati

9 settembre, 7 ottobre 2017 ore 8,30 – 11,30; 11 novembre 2017 ore 8,30 – 12,30       

Lo Scarabocchio Dinamico Trasformativo

La via d’accesso all’incontro autentico col paziente passa attraverso il confronto col proprio sentire corporeo e sensoriale, significa interrogarsi su cosa si sta provando, che tipo di sensazioni corporee, per capire cosa sta provando il paziente; significa  essere dei “medium sensoriali”. L’ ascolto della propria sensorialità è l’unico modo che permette la comunicazione tra inconsci diversi; la parola infatti spesso porta con sé il razionale, il controllo e talvolta l’accusa. L’ascolto della sensorialità olfattiva, uditiva, visiva permette di andare a cogliere il punto di urgenza del paziente. Essere medium sensoriale è il principio organizzativo della relazione col paziente.

Techel nel suo libro* scrive: “Penso che entrare nel mondo soggettivo del paziente, con le libere associazioni di entrambi sullo scarabocchio, sia un evento co-creato che, per la sua realizzazione, richiede la messa in campo di tutte le modalità sensoriali e immaginative a disposizione sia del terapeuta che del paziente. Non basta il cosiddetto atteggiamento empatico...”, serve un atteggiamento estetico nella relazione. “Estetica” non nel senso di ciò che si occupa del bello e delle arti, ma nel suo primario significato di αἰσθάνομαι (aisthànomai), di "percepire attraverso la mediazione dei sensi".

Lo Scarabocchio permette al processo analitico di appropriarsi di questa capacità, divenendo un fecondo strumento dinamico-trasformativo.

 

Techel A. (2015), “Non dormo...Quasi quasi scarabocchio - per un’estetica relazionale”, Borla Editore
www.newscribble.it

 

Calendario 2017

14 gennaio, ore 8,30-12,30
18 febbraio, ore 8,30-11,30
11 marzo, 13 maggio, 10 giugno ore 8,30-11,30
9 settembre, 7 ottobre ore 8,30-11,30
11 novembre ore 8,30-12,30

 

Sede
Studio dott. Antonio Techel Via Montello, 11 - Bergamo Tel. 035 342281 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Costo
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Studio dott. Antonio Techel

Bergamo

 

L’uso dello scarabocchio nel lavoro clinico

Seminario di formazione
gennaio – novembre 2014

 Evento ECM RES 1519  (in fase di accreditamento, crediti previsti 31)

per le figure professionali di medico chirurgo e psicologo
Responsabile scientifico: Antonella Pendezzini

 

Come aiutare i pazienti a sognare sogni non sognati, ad aprire storie che si ripetono sempre uguali, per dare vita a racconti nuovi, imprevedibili, il più possibile vicini al proprio desiderio?Lo scarabocchio, vissuto all’interno della relazione analista–paziente, può facilitare l’emergere di contenuti pre-verbali inconsci e liberare quote di creatività inespressa che creano sorpresa e stupore in chi le produce e in chi le osserva.
Il seminario di formazione sul metodo diagnostico e terapeutico dello scarabocchio prosegue anche quest’anno con l’intento di approfondire l’uso di uno strumento che, come una plastilina o una creta visiva, può rinviare in modo caleidoscopico a tanti pittogrammi,  prologo per racconti da narrare tra paziente e analista.
Nel tempo la tecnica si è arricchita di nuovi spunti metodologici e applicativi, grazie al costruttivo contributo del gruppo di lavoro attivo da tre anni; grazie ad uno stimolante e fecondo confronto con Antonino Ferro, si è inoltre sviluppata la potenzialità dello scarabocchio come ponte verso il possibile.

 Scarabocchio come via d’accesso alla memoria implicita

Formandosi nei primi due anni di vita, la memoria implicita non permette ricordi coscienti; contiene tuttavia esperienze primarie fondamentali che, se integrate nel processo di sviluppo, consentono una vita più autentica e creativa. Come un sogno vissuto in seduta, lo scarabocchio, lasciato sulla carta ad occhi chiusi, nella condizione bioniana di assenza di memoria e di desiderio, facilita l’accesso alla memoria implicita legata a quella sensorialità primitiva che viene prima della coscienza e della parola e facilita l’emergere di contenuti pre-verbali inconsci, liberando quote di creatività inespressa.

 Scarabocchio come architettura della memoria e del desiderio

Scarabocchi disegnati su fogli arrotolati a formare uno spazio curvo, un “cannocchiale delle meraviglie”, dove le immagini si sovrappongono, scivolando le une sulle altre, invitano a cogliere un frammento. E il frammento, che può essere avvicinato e ingrandito, come attraverso una lente macro o allontanato come con un grandangolo, rappresenta uno spazio insaturo che consente la proiezione di un’assenza, offrendo al mondo interno la più ampia libertà espressiva e la possibilità di creare significati sempre nuovi.

Scarabocchio come occasione di incontro e di costruzione condivisa

L’uso dello scarabocchio, che non è quello winnicottiano, ma la trasformazione di una tecnica utilizzata dai surrealisti per cogliere un’ispirazione creativa accesa dall’inconscio, prevede un imparare facendo, una co-costruzione creativa tra chi fa e chi legge, una profonda attenzione, da parte del terapeuta, al proprio vissuto contro-transferale. A partire da una memoria psico-corporea vissuta nel qui e ora della seduta, lo scarabocchio può diventare per l’analista uno strumento autentico di interpretazione e per il paziente  l’occasione per incontrare dimensioni intrapsichiche che non ha mai potuto frequentare. E aprire un mondo sconosciuto apre altri mondi possibili. (Ferro)

 

Calendario 2014

18 gennaio, 15 febbraio: ore 8,30-11,30

22 marzo, 19 aprile, 17 maggio: ore 8,30-11,30

20 settembre, 18 ottobre: ore 8,30-11,30                              

22  novembre: ore 8,30-12,30

 

Docente: 

Antonio Techel

Psicologo e  psicoterapeuta, già vicepresidente del Centro Nuovo Copernico, al lavoro clinico con adulti e bambini ha affiancato una ricerca teorico-clinica centrata sulla relazione tra emozioni e processi di pensiero che l’ha portato a pubblicare diversi articoli su riviste di settore e un libro: “La farfalla insegna. La funzione delle emozioni nel processo di apprendimento” – Armando editore.
Oggi la sua ricerca metapsicologica verte sulla possibilità di entrare in contatto con le parti più primitive del sé, a partire dalla vita intrauterina, attraverso modalità creative quali l’uso dello “scarabocchio” che ha connotato come strumento diagnostico – terapeutico.

 

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L’uso dello scarabocchio nel lavoro clinico

Seminario di formazione

gennaio – novembre 2013

 

Evento ECM RES 1519- (in fase di accreditamento, crediti previsti 31)
per le figure professionali di medico chirurgo e psicologo
Responsabile scientifico: Antonella Pendezzini

 

Proseguono anche quest’anno gli incontri di formazione sull’acquisizione della “tecnica”- intesa nel significato greco di arte - dello scarabocchio.
Molti pazienti fanno fatica a portare in terapia l’elemento principe della lettura dell’inconscio, “il sogno”. Eppure occorre costruire un ponte per pescare in quella memoria implicita, legata a una sensorialità primitiva, che viene prima della coscienza e della parola.

Scarabocchio come occasione per il paziente di essere attivo protagonista del proprio percorso terapeutico

 Lo scarabocchio, vissuto in seduta all’interno della relazione analista–paziente, può facilitare l’emergere di contenuti pre-verbali inconsci e liberare quote di creatività inespressa che creano sorpresa e stupore in chi le produce e in chi le osserva.  “Lo scarabocchio contiene in sé un elemento insaturo che, con tutti i suoi possibili derivati narrativi, si presta molto  bene a essere una plastilina, una creta visiva che può rinviare in modo caleidoscopico a tanti pittogrammi; questo può rappresentare un inizio, un prologo per racconti da narrare tra paziente e analista. “ (Antonio Techel “Il creare del paziente, il creare dell’analista” in Rivista Italiana di Gruppoanalisi, vol. XXII – 1/2008, Franco Angeli)

Scarabocchio come occasione di incontro e di costruzione condivisa

L’uso dello scarabocchio, che non è quello winnicottiano, ma la trasformazione di una tecnica utilizzata dai surrealisti per cogliere un’ispirazione creativa accesa dall’inconscio, prevede un imparare facendo, una co-costruzione creativa tra chi fa e chi legge, una profonda attenzione al proprio vissuto contro-transferale.

Scarabocchio come scoperta di mondi possibili

A partire da una memoria psico-corporea vissuta nel qui e ora della seduta, lo scarabocchio può diventare per l’analista uno strumento autentico di interpretazione, per il paziente  l’occasione per incontrare dimensioni intrapsichiche che non ha mai potuto frequentare. E aprire un mondo sconosciuto apre altri mondi possibili. (Ferro)

Calendario 2013

19 gennaio, 16 febbraio 2013: ore 8,30-11,30

23 marzo, 20 aprile, 18 maggio 2013: ore 8,30-11,30

21 settembre, 19 ottobre 2013: ore 8,30-11,30

23 novembre 2013: ore 8,30-12,30

Docente

Antonio Techel

Psicologo e  psicoterapeuta, già vicepresidente del Centro Nuovo Copernico, al lavoro clinico con adulti e bambini ha affiancato una ricerca teorico-clinica centrata sulla relazione tra emozioni e processi di pensiero che l’ha portato a pubblicare diversi articoli su riviste di settore e un libro: “La farfalla insegna. La funzione delle emozioni nel processo di apprendimento” – Armando editore.
Oggi la sua ricerca metapsicologica verte sulla possibilità di entrare in contatto con le parti più primitive del sé, a partire dalla vita intrauterina, attraverso modalità creative quali l’uso dello “scarabocchio” che ha connotato come strumento diagnostico – terapeutico.

 

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Studio dott. Antonio Techel

Via Montello, 11 - Bergamo

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320 € da versare sul c/c intestato a:

Associazione PROTEO – Via Garibaldi, 3-24122 Bergamo Banca San Paolo IMI-Bergamo Agenzia 4 Via S. Bernardino 

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