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“Uso dello scarabocchio nel lavoro clinico”

 

MAURO AMBROSINI

psicologo - psicoterapeuta

   

“Mi sono convinto che molto di ciò che accade in terapia,
spesso la cosa più importante non è verbale,
ma è sempre fuori dalla portata delle parole”

Michael Eigen

  

Il caso clinico

 

Ho utilizzato lo scarabocchio con un paziente di 16 anni, F., in difficoltà a definirsi e a raccontarsi. La storia passata di questo ragazzo è stata connotata da abusi e violenze nell’infanzia, dalla successiva adozione all’età di 5 anni, dal manifestare comportamenti erotizzati lungo tutta la sua fanciullezza e dall’incontro, per tali motivi, di diversi psicologi e psicoterapeuti. Io sono l’ultimo che ha incontrato.

Attualmente presenta un disturbo di personalità importante. La sua identità ha maturato al suo interno una parte scissa che continua a ripetere in maniera ossessivo-compulsava il trauma: è una parte nella quale il linguaggio della sessualità infantile, caratterizzato dalla tenerezza, è confuso con quello erotizzato tipico della sessualità adulta. Presenta stati ansiosi e depressivi a causa dei quali mette in atto comportamenti di ricerca di rapporti sessuali con adulti allo scopo di lenire tali stai affettivi intensi. Inoltre utilizza meccanismi di negazione della realtà (bugie, “Io sto bene e non ho problemi”) e di proiezione (“gli altri hanno problemi...ce l’hanno con me) come difesa dalla parte scissa della sua personalità, impedendo così una sua integrazione strutturale all’interno di un nucleo di identità unico e stabile.

F. nel primo scarabocchio (fig.1) rappresenta “un’immagine senza significato che simboleggia qualcosa di sconosciuto”

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Fig.1

 

Nel secondo scarabocchio (fig.2)  scrive: “Una testa con un viso dall’umore di una persona delusa…sembra che in testa abbia una certa confusione”.

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Fig.2

 

 Infine nel terso scarabocchio (fig.3) individua “un volto molto arrabbiato”

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Fig.3

 

F. poi ha costruito la seguente storia:

“Questa non rappresenta un’immagine precisa, è un’immagine confusa, non ha senso…eppure …prima o poi, guardandola per tanto tempo avrà un significato. Però non saperlo delude e porta alla rabbia…Non sapere qualcosa di cui si ha in mente però non si è certi…e…non si capirà finché questo casino qui dentro non si calmerà.”

Grazie allo scarabocchio è stato possibile per F. trovare delle immagini per raccontare la sua identità. Si sente confuso su chi è, sente che dentro di sé non c’è chiarezza, c’è “casino”. La sua identità non è definita. Vedendo i tre scarabocchi sembra di vedere la sua esperienza: nel primo c’è la sua infanzia in cui, a causa degli abusi e delle violenze il sé si è rotto in tanti pezzi; nel secondo c’è una testa con in testa, sembra, un’altra testa che contiene molti grovigli confusi, come lui ora è, cioè, è cresciuto definendosi nella nuova famiglia come ragazzo compiacente, ma con all’interno una parte scissa di sé, quindi non integrata, che ha a che fare con i suoi comportamenti erotizzati impulsivi; nel terzo ecco che compare la sua estrema rabbia per quanto di caotico e non conosciuto c’è dentro di sé.

Con questa lettura dello scarabocchio è stato possibile, con un paziente reticente a parlare di sé, andare a cogliere quelle prime sensazioni traumatiche che hanno lasciato una traccia nella sua identità. Inoltre il paziente si è molto attivato in seguito a questo scarabocchio, portando nelle sedute successive un nuovo modo di pensare a sé con me.

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