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“Uso dello scarabocchio nel lavoro clinico”

 

Dott.ssa Maria Lucia Mazzoleni

psicologa-psicoterapeuta

 

...La testimonianza della fiducia nel terapeuta e il tempo necessario per costruirla è resa evidente a mio parere dall'uso che il paziente fa dei propri scarabocchi.

Citerò l'esempio di una mia paziente, una sigora di bella presenza, di circa 40 anni, che arriva in terapia portando un grande vuoto dentro, la necessità di appoggiarsi a coloro che la circondano, vittima di ogni critica possibile, una situazione in cui la mia percezione era che la signora fosse completamente ostaggio degli altri. Arriva subito una gravidanza, inaspettata....ma presto ha la funzione di riempire il vuoto. Da subito emerge l'idealizzazione di questo bambino che ha il compito di illuminare, rendere felici.

Nello scarabocchio disegna due cerchi: uno vuoto (la sua pancia) e uno molto ricco (il suo bambino  "che mi dà tanta forza", commenta!)

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E' proprio l'immagine del suo vissuto, un'istantanea del suo mondo interno! Il senso è difficile da elaborare con lei, ma ci sta...con dolore! La nausea della gravidanza si unisce alla nausea in seduta che verosimilmente sta a significare un troppo... un rifiuto... Forte è l'ambivalenza: lascia in studio il suo prodotto ma poi lo riprende... la volta successiva lo riporta e racconta gli eventi che precedono l'arrivo. Lo scarabocchio era appoggiato sul tetto dell'auto e i fogli "sono volati via".... Li ha ripresi e riportati ed ora sono nel mio studio come unica testimonianza della relazione. Ne ha fatti altri ma li ha raccolti in un quaderno, un oggetto-sé dal quale non è più stata disposta a separarsi...I tempi biologici non aspettano...era ormai tempo che il bambino nascesse…

 

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